Il primo cittadino sei tu
Torniamo sulla questione grattacieli a Torino per aggiornarvi circa la discussione in Consiglio comunale. La Sala Rossa ha approvato, iera sera, la variante al Piano regolatore che consente alla “torre” progettata da Renzo Piano per il Gruppo bancario Intesa-Sanpaolo, di superare i 150 metri (foto del progetto da LaStampa.it).
Due precedenti varianti al Piano regolatore del 1995, avevano dapprima previsto un innalzamento dell’edificio a 100 metri e, successivamente, con un provvedimento del 2006, a 150 metri.
Il grattacielo sorgerà in corso Inghilterra angolo corso Vittorio Emanuele. Oltre agli uffici della Banca ospiterà spazi pubblici: asilo nido, auditorium, terrazza panoramica e ristoranti. Ai 150 m andranno aggiunti i piani tecnici, nonché gli spessori finalizzati al miglioramento dell’efficienza energetica, dell’isolamento acustico, delle caratteristiche bioclimatiche e della sicurezza dell’edificio.
In ogni caso, l’altezza conseguente all’inserimento di tali volumi e spessori tecnici non dovrà superare il 15% dei 150 metri dell’edificio (172,5 in totale).
Il provvedimento ha ottenuto i voti favorevoli del Partito Democratico, dei Moderati, dell’Italia dei Valori, del Partito Socialista, dell’UDC, di Forza Italia e di Alleanza Nazionale. Contro la variante Rifondazione comunista, Sinistra Democratica, Comunisti italiani, Lega Nord, Gruppo Misto di minoranza – VPPE. Sono stati 30 i voti a favore, 10 i contrari.
Non è stata, invece, approvata la proposta di delibera relativa al referendum consultivo sui grattacieli, proposto dai consiglieri di Rifondazione comunista, Sinistra Democratica e Partito dei Comunisti italiani. L’unico referendum consultivo svoltosi a Torino, risale al 1989. Si chiedeva di pronunciarsi sulla chiusura progressiva al traffico del centro cittadino e sulla realizzazione di zone pedonali in periferia.
Il sindaco Sergio Chiamparino sull'approvazione della variante ha dichiarato: "Esiste un grande interesse di operatori economici privati, non solo in campo immobiliare, verso la città. Per dar loro le necessarie certezze, occorre aprire un nuovo periodo del Piano Regolatore approvato nel 1995. Ci avviciniamo a metà legislatura e occorre impostare una nuova fase che vada oltre la sua scadenza. Il grattacielo è un simbolo del riequilibrio di Intesa-San Paolo su Torino, sarebbe impensabile che il Consiglio comunale negasse l’approvazione. Se la torta dell’economia non si amplia, non c’è welfare che possa lottare contro la povertà. Le difficoltà economiche ci sono e occorre mettere in campo tutte le risorse. Non c’è 'cambio di maggioranza': la maggioranza c’è, con le sue articolazioni vivaci. C’è però un fatto nuovo: per la prima volta, alcune forze politiche votano non secondo logiche di schieramento ma per lo sviluppo della città".
Dopo la votazione della variante, il Consiglio ha approvato una mozione (primo firmatario Andrea Giorgis PD – L’Ulivo) con la quale si impegna la Giunta a definire entro marzo un documento che “focalizzi le scelte di politica urbanistica” sul quale il Consiglio possa attivare “un percorso di consultazione e partecipazione che porti alla definizione delle linee guida della politica urbanistica, fino all’adozione di un nuovo strumento urbanistico ispirato ai principi di compatibilità ambientale e adeguato alla nuova disciplina in corso di elaborazione in Regione”.
In piazza Palazzo di Città il movimento "Non grattiamo il cielo" era presente con palloncini neri di protesta "palloncini neri come l'ombra che sovrasterà un intero quartiere per sempre (...) per denunciare la mancanza di democrazia" recita il volantino che hanno distribuito. Abbiamo ricevuto delle fotografie del sit in che pubblichiamo di seguito. Ringraziamo i signori Bruno e Lidia per avercele inviate.
Salve a tutti,sono di Torino e sto scrivendo un articoletto proprio sulla costruzione del Grattacielo in questione...ahimè non potrò esporre la mia vera idea, ma solo raccontare i fatti, non scrivo per un giornale ma per una piccolissima rivista di una altrettanto piccolissima associazione culturale, non sostenuta da partiti...ma ho trovato qui uno spazio per farlo. Detto questo, credo che si debba guardare al futuro dando il meglio dell'architettura in una città, da storica dell'arte so che spesso le novità sono state prese mal volentieri dai cittadini, mi riferisco alla Tour Effeil che non piacque a nessuno, ma divenne un simbolo e quindi si decise di non buttarla giù (doveva essere una costruzione di breve vita, giusto il tempo di una esposizione internazionale...proprio quella che vedrà protagonista milano...)...ma tutto questo, sempre da studiosa di arte, mi fa storcere il naso..per i troppi interessi economici, per il fatto che basti costruire una struttura di vetro e acciaio con un riscaldamento geotermico per farne una struttura "ecosostenibile"...credo invece che quella torre, in quella data zona, rovinerà una parte del centro città, rendendola fredda e assolutamente poco in linea coi bei palazzi d'epoca di corso Vittorio, un po' come hanno già fatto con corso Castelfidardo e Corso Lione. Ammetto di storcere il naso davanti ad altri edifici...oggi pericolanti eppure così "futuristi" quando si costruirono, penso a Palazzo Nuovo e al Palazzo della Rai, il Palazzo del Lavoro, oggi arrugginiti e brutti (scusate la schiettezza) seppur fossero state delle idee brillanti di famosi e geniali architetti. Ho paura che questa delibera, o variante al piano regolatore, dia vita a nuove costruzioni di media/alta altezza la cui manuntenzione verrà presto a meno, per ritrovare nel centro città qualcosa di fatiscente. Sebbene il futuro debba esser preso in considerazione e sia giusto studiare sempre nuove soluzioni, mi chiedo perché i signori Intesa /San Paolo non abbiano pensato di risistemare i vecchi edifici, rendendoli ancor più decorosi oppure di acquistare qualche vecchia fabbrica in disuso appena fuori dal centro e farne lì il proprio simbolo da 150metri? e poi, come qualcun altro ha scritto, perché non si è preso in considerazione il parere di tutti i cittadini residenti? sarebbe stato un bel gesto, anche, o forse soprattutto, in un momento di brutta politica, anche se a qualcuno poco interessa il volto della propria città, c'è qualcun altro che la vive e la apprezza per la sua storia e la sua modernità, e chi come me, vorrebbe una città "ben tenuta", sicura e non per forza sulla cresta dell'onda...termino così...pensando alla brutta ombra che getterà alla mezza quel palazzo su piazza XVIII dicembre e le vie limitrofe.
Massì non facciamo niente nè grattacieli nè altro stiamo fermi, come si chiamano i torinesi? Scusate la brutta ironia ma proprio non capisco perchè bisogna essere contrari ad un invstimento che una società privata vuole fare in città e che non destinerebbe certo i soldi ad altre opere che non sia quella. Ci vuole sicuramente un'elevata attenzione ed un controllo molto capillare sul rispetto di alcune regole basilari per la costruzione ma perchè vietare? Ci sono troppi impedimenti nel mondo!!!
Qualcuno, siamo convinti, leggerà il suo commento su questo argomento. Noi riceviamo e pubblichiamo volentieri pareri a favore e anche contrari senza alcun filtro. Grazie
Torino, 11 marzo 2008
Ho tentato invano di inviare queste mie riflessioni a Specchio dei Tempi e per conoscenza a cieloditorino. Il messaggio è stato rifiutato e non so perchè. Pertanto lo invio a voi anche se sono passati già alcuni giorni sperando che qualcuno lo legga.Grazie al sindaco Chiamparino ed ai politici per la lezione di democrazia! Per fare la pista ciclabile in via Roma e via Po, con minimo impatto urbano, ascoltano i commercianti contrari, pensano, cautamente aspettano. Per un grattacielo non necessario alla città, stravolgente l’assetto urbano, critico per la zona in cui sarà edificato (2 grattacieli, nuovo palazzo della Provincia, nuova stazione ferroviaria con centro commerciale, palazzo di Giustizia), destinato a rimanere nei secoli, decidono alla rapida senza chiedere il parere dei cittadini, senza ascoltare le migliaia di cittadini contrari ed il comitato sorto appositamente “Nongrattiamoilcielo”.
Già, ma dietro ai grattacieli ci sono enormi interessi economici ed una gigantesca speculazione edilizia pubblico/privata che spinge i nostri amministratori a sbrigarsi ignorando, con prepotenza inaudita, il parere dei cittadini. Non ci prendano in giro parlando di modernità, posti di lavoro garantiti, immagine: fumo negli occhi per mascherare l’unica motivazione economico/speculativa.
Riflessioni opportune. Le questioni da prendere in considerazione sono tante. Pare che a Torino ci siano molti altri palazzi vuoti, ad esempio: il grattacielo Lancia, ex palazzi Fiat. Ecco, sarebbe anche interessante sapere cosa si intenda fare in questi casi. Sul referendum poi è vero, la politica si fa le sue ragioni che la ragione stessa fatica a comprendere. Grazie
Sono contrario al grattacielo.
Siamo sicuri che serva davvero un grattacielo a "rilanciare" l'economia di una citta`?
Saro` un ingenuo ma pensavo che fossero piu` importanti il potenziamento del turismo, il supporto alle aziende che fanno innovazione e alla ricerca...
E poi da quando in qua` prima si autorizza il grattacielo e poi si decide... pardon, si focalizzano le scelte di politica urbanistica?
Non mi piace per niente
Un paio di riflessioni, senza voler essere necessariamente modernista o tradizionalista.
1) nel 1800, i lavori di costruzione della Mole Antonelliana (che era in via di edificazione per diventare una sinagoga) furono interrotti per una legge del Regno d'Italia. Questa legge diceva che non potevano esserci in nessuna città edifici religioni più alti del più alto edificio cattoico presente in città. A Torino il più alto edificio cattlico era il duomo, quindi la sinagoga non poteva essere più alta del duomo. I lavori durono interrotti a cupola terminata, il Comune di Torino rilevò lo stabile e lo terminò in proprio, destinandolo ad altri usi non religiosi. Se non fosse stata construita la Mole allora, con gli occhi di oggi diremmo che sarebbe stata una sciocchezza. Oggi si vuole fare lo stesso: impedire di costruire un edificio più alto della Mole, perchè... Perchè?
Altro esempio, questa volta opposto. Negli anni '30 Mussolini rifece completamente via Roma, creando su piazza Castello il grattacielo che ora è di proprietà della Reale Mutua. Sono passati 70 anni ma quel grattacielo è rimasto una schifezza, stonato dal contesto, brutto. Credo che tutti i torinesi abbiamo sognato almeno una volta nella vita di vederlo abbattere. Io sicuramente l'ho sognato.
Tutto questo per dire che non conta tanto l'altezza, non conta nemmeno tanto la storicizzazione di un edificio. Conta se è fatto bene, con cura e arte, o se è fatto male. Questo dovrebbe essere il punto di vista su queste questioni, secondo me
2) il consiglio comunale non ha approvato il referendum. Probabilmente il rischio di perdere e doversi rimangiare promesse già fatte era troppo alto per poterselo accollare. Ma non si scappa da questi problemi, ogni 5 anni si fanno i referendum, quando si vota alle amministrative. Quindi sarebbe meglio confrontarsi con i cittadini per evitare che certe situazioni diventino "rancorose" e la gente si sfoghi alle urne, appena ne ha la possibilità
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alle 22:48
Nico
Molti tiorinesi, come alcuni dei "commentatori" di TORINO 2.0, si sono limitati a seguire le direttive dei quotidiani ( che non danno notizie ad ampio spettro, ma pubblicano soprattutto le comunicazioni aziendali dei rispettivi proprietari, non dimenticatelo!), così il dibattito verte sul sesso degli angeli, pardon sul modernismo (come sinonimo di progresso), o sull'oscurantismo (nota sindrome dei bogianen), che sono vuote formule, usate per coprire i vuoti di pensiero oppure per distogliere l'attenzione dai veri problemi.
Pochi sono informati che l'origine di questa ipotesi di stravolgimento della città sia come forma urbana (urbs; città fisica, agglomerato urbano) sia come forma cittadina (civitas; luogo dove molte persone convivono, lavorano e coltivano relazioni) sta nel passante ferroviario, che ha "liberato", con la copertura dei binari lungo le SPINE, milioni di metri cubi edificabili, rendendo appetibile ai costruttori il business della cementificazione di Torino. Poi ci si è messa la giunta attuale, tramite l'assessore alle varianti creative: oltre 168 dopo il 1995 al Piano regolatore Generale (PRG), per cui non più ha senso dire che a Torino ci sia un PRG. Più cresce l'altezza di questi torroni, più si fa profitto a impilare metri cubi, senza alcun riguardo per il contesto urbano in cui verrebbero piantati, ignorando problemi di viabilità, di accessibilità, di vivibilità.
Pochi sanno che non è stata svolta alcuna analisi di impatto ambientale (congestione del traffico, ombre, miscroclima, effetto vento, effetti sul giardino adiacente); pochi sanno che la banca Intesa si impegna a mantenere suoi dipendenti nel grattacielo di corso Inghilterra per 5 anni ( AVETE LETTO BENE : CINQUE ANNI), poi liberi tutti!
Pochi sanno che i grattacieli sono dei divoratori di energia (già, ma la crisi energetica vale per i poveri cristi, non per i politici e i banchieri).
Ma si dibatte su risibili valutazioni estetiche, di opportunità di lavoro per la città (certo, qualcuno in città si prenderà dei bei soldoni, ma i torinesi comuni e i residenti che vantaggi avranno?).
Ultima chicca: l'altezza del grattacielo Intesa dovrà essere inferiore a 190 metri per rispettare un vincolo dell'Ente di Controllo Aereo: il torrone si troverebbe sulla direttrice di atterraggio verso Caselle e il cono d'atterraggio esige il rispetto di altezze ben precise; altro che il confronto con la Mole! In ogni caso, il progetto esecutivo del grattacielo ideato da Renzo Piano non è stato ancora predisposto, per cui l'altezza del torrone è ignota (in una presentazione in Consiglio Comunale, un progettista francese dello Studio Piano ha parlato di 188 metri, incluse le "quinte" di protezione).
Il Piano regolatore del 1995 prevedeva a 85 metri l'altezza massima degli edifici di Torino: è l'altezza del tempietto che sta alla base della guglia della Mole.
Nessun giornalista delle redazioni in Torino di Stampa e Repubblica ha mai fatto cenno a queste notiziole: figuriamoci se Specchio dei Tempi riportava la considerazione ragionevole di Pier Luigi.
Chiudo con l'invito a leggere le "osservazioni" presentate da varie organizzazioni e comitati spontanei contro la delibera che approva l'ultima variante in altezza (numero 164); si trovano nel sito "nongrattiamoilcielo.org". A fronte di queste osservazioni, l'Assessorato all'Urbanistica dovrà preparare controdeduzioni puntuali, che dovranno essere discusse in Consiglio Comunale prima che la variante 164 abbia l'approvazione definitiva.
Intanto è partita la pantomima sul grattacielo della Regione, tutto a spese nostre, di cittadini contribuenti: il territorio frana per mancate manutenzioni, ogni piena mette a nudo carenze da paese dei campanelli, si allungano le code di attesa nella sanità pubblica, ma si intende destinare fondi al monumento per la grandeur di "Madame Bresso", che forse intende lasciare un segno sul territorio torinese più grosso di Villa della Regina e del Palazzo del Valentino!