Crisi Motorola, Torino 2.0 intervista i giovani lavoratori del Centro di Ricerca
Pubblicato da Marilena De Giorgio alle 10:20 in Cronaca
Non c'è più tantissimo tempo, poco meno di cinquanta giorni ed i giovani lavoratori del Centro di Ricerca Motorola , in via Cardianal Massaia a Torino, saranno per strada. A meno che le istituzioni non intervengano o qualche azienda non si faccia avanti per ovviare all'ipotesi di cassa integrazione straordinaria che si sta affacciando pericolosamente.
Oggi è previsto un incontro azienda sindacati e domani i circa 330 lavoratori (se si contano anche i 12 dirigenti) assunti a tempo indeterminato si riuniranno in Assemblea per decidere forme di futura mobilitazione.
Sono in gran parte ingegneri di alta formazione, dai 30 ai 35, anni con uno stipendio di 1.238 euro al mese (1500 circa un System & Network Specialist) sui quali si è abbattuta una tempesta inattesa lo scorso 3 novembre, quando il management italiano ha comunicato a sindacati e dipendenti un progetto di riorganizzazione delle attività in Italia.
Noi di Torino 2.0 li abbiamo incontrati davanti ai cancelli della sede, per cui saranno loro stessi a spiegarci ciò che li ha investiti inaspettatamente.
Livia Ruggieri, 35 anni ci racconta la sua esperienza.
I lavoratori non comprendono le ragioni di tale chiusura anche perchè, come sentirete, l'azienda aveva chiesto lavoro straordinario e apertura anche durante le prossime festività natalizie.
Sentiamo il racconto di Daniele Pasinato, 30 anni
La Motorola Electronics è stata ed è un polo di eccellenza, cardine della riqualificazione tecnologica della città e richiamo di talenti da tutta Italia e dall'estero. Inoltre prima dell'avviso di chiusura, molti dipendenti hanno svolto tranquillamente le proprie mansioni, compresa l'organizzazione di trasferte per lavoro.
Silvia Rittà, 32 annici parla dell'importanza dello studio dell'elettronica e delle nuove tecnologie per Torino, il Piemonte e per il paese intero.
Il Centro di Ricerca di Torino può sviluppare un qualsiasi prodotto per intero: dagli studi di fattibilità ai test di prodotto, rappresenta una chance per molti giovani laureati, quei bamboccioni italiani che da casa non vorrebbero andarsene mai.
Sentiamo cosa ci dicono Giorgio Gallina, Flavio Fessia e Chiara Piletti.
Abbiamo sentito preoccupazione ma anche tanta passione, nelle parole di queste giovani promesse della Ricerca italiana. Speriamo che non sia l'ennesimo caso di fuga di cervelli all'estero.



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