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Motorola, Fiat, Dayco, Michelin, Bertone, Pininfarina: i nomi della crisi torinese

Martedì 4 Novembre 2008, 12:50 in Cronaca di
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Fiat, Motorola, Dayco, Michelin. Sono alcuni dei nomi della crisi economica torinese di questi ultimi giorni. Un conto alto che il capoluogo sta pagando a suon di cassa integrazione, licenziamenti e mobilità per migliaia di lavoratori e, di conseguenza, anche per le famiglie. Si parla di 3 mila posti in bilico e 40 mila in cassa integrazione.

La città sta pagando dazio più di altri, ha dichiarato il sindaco, Sergio Chiamparino, a colloquio con il cardinale, Severino Poletto ieri e poi volato in India per una missione istituzional-economica. Il religioso ha espresso la preoccupazione per le famiglie dei lavoratori precari che non hanno nemmeno diritto alla cassa integrazione.

Già perchè ci sono intere fasce di persone che non hanno alcuna forma di tutela, nel caso l'azienda decida di chiudere all'improvviso. Poi ci sono i professionisti, quelli qualificati e a tempo indeterminato - ingegneri, fisici, informatici - che si ritrovano a casa senza che il valore del proprio lavoro abbia, improvvisamente, senso.

A far paura non c'è soltanto la situazione della Fiat, con la cassa integrazione annunciata, e dell'indotto auto, ma le decisioni prese da gruppi come Motorola che da nove anni aveva radicato in città il Centro Ricerche. Sono 370 circa i lavoratori del colosso dei telefonini che venerdì hanno saputo dall'azienda di non doversi presentare davanti ai cancelli.

E al danno rischia di aggiungersi la beffa. Il gruppo non ha pagato i contributi per gli ammortizzatori sociali, quindi addio alla cassa integrazione ordinaria.

Poi c'è la multinazionale Dayco: 470 tute blu, che fino a ieri hanno occupato lo stabilimento, in mobilità; la crisi Bertone, dove in 1200 sono in attesa di sapere, dopo tre anni di cassa integrazione, se gli amministratori nominati dal Tribunale troveranno una soluzione. Ci sono i francesi della Michelin, la multinazionale delle gomme, che chiude a Torino per, almeno, ricollocare a Cuneo ed Alessandria.

In bilico sono anche circa 1700 lavoratori della Pininfarina, azienda dell'auto sovrastata dai debiti, in profonda crisi ed in cerca di aiuto dalle banche, senza dimenticare la Simat Abrasivi, che produce mole abrasive per l''industria metalmeccanica, messa in liquidazione e pronta a chiudere entro l'anno lo stabilimento di Grugliasco.

In città il 21 novembre sarà sciopero generale dell'industria. Ieri il segretario nazionale della CGIL, Guglielmo Epifani, ha dichiarato che Torino è l'epicentro della crisi. In tempi di stagnazione economica non è certo una buona notizia. Cosa ne pensate?

12
12 commenti
12
17 Nov 2008
alle 20:29

marilena

grazie per il contributo alla discussione, marina. siamo certi che ci sia gente come lei, in totale buona fede. in bocca al lupo!

11
17 Nov 2008
alle 16:36

Marina

Ho una piccola azienda a rivalta di torino, lavoro per l'indotto auto ed è triste  per me vedere piangere i miei dipendenti dopo che hanno ricevuto le lettere per la  cassa integrazione per tutto il mese di dicembre... e credetemi non è speculazione la mia, ma pura è semplice crisi finanziaria... e allora mentre i grandi imprenditori ridono alle nostre spalle noi piangiamo vedendo le nostre piccole imprese sull'orlo di una crisi che non si sà se mai passerà... non siamo tutti uguali!!!

10
13 Nov 2008
alle 14:33

L'avvocato

Ai torinesi è sempre stato imposto il modello Fiat come l'unico possibile non è che l'hanno scelto. La grande industria in Italia è solo capace di chiedere contributi a fondo perduto, sgravi fiscali, cunei fiscali, fare utili con i soldi dello stato quando va bene e quando va male licenziare o mettere in cassa integrazione i dipendenti trasformando in problema sociale le proprie crisi aziendali. Mentre il modello di sviluppo della piccola e media impresa che diversifica le attività (non solo settore auto) che ha permesso al nord est e alle cosiddette regioni rosse di svilupparsi viene ostacolato.

9
13 Nov 2008
alle 10:47

dany

purtroppo torino non ha avuto il coraggio di cambiare il propio volto negli anni ottanta.mi spieghero,prendete ad esempio milano e' riuscita a trasformarsi da citta' metalmeccanica a citta di servizi,purtroppo tutti noi torinesi abbiamo sempre creduto che la fiat non sarebbe mai andata in crisi invece... dobbiamo imparare ad accettare l'evidenzia.                                 

8
07 Nov 2008
alle 10:45

maria luisa

Motorola e Dayco, multinazionali americane. Verranno tassate più di altre per aver delocalizzato (giustamente, grazie ad Obama)...ecco perchè scappano!

Ci sarà mai un provvedimento del genere in Italia?

7
06 Nov 2008
alle 14:19

Dario Ujetto

Il problema del territorio torinese è che NON CI SONO grandi capitalisti, imprenditori e politici ....

6
06 Nov 2008
alle 10:24

L'avvocato

mgz999 sono d'accordo con te, aggiungo che:

  • non dovrebbe essere possibile o quantomeno essere limitata la possibilità di guadagnare o perdere soldi stando con il sedere sulla sedia alzare la cornetta del telefono comprare e vendere azioni;
  • abolire la vendita delle azioni allo scoperto (compravendita di azioni non in possesso ma prese in prestito dalle banche). Chi è quel cretino che si mette a fare impresa avendo la possibilità di guadagnare 20 volte alzando la cornetta del telefono?
  • Per quanto riguarda gli incentivi alle aziende ci si dovrebbe mettere d'accordo almeno tra gli stati europei per concederli solo su progetti a lungo periodo (10-15 anni) e prevederne la restituzione alla collettività qualora l'azienda beneficiaria dovesse chiudere. Mi riferisco soprattutto a Bertone che nel 2000 ha assunto + di un migliaio di persone, ha ottenuto contributi a pioggia ha lavorato a pieno ritmo per 3 anni e mezzo e poi ha ottenuto cassa integrazione dal luglio 2003 fino a febbraio 2009 e si appresta a chiudere.  
5
05 Nov 2008
alle 23:31

mgz999

this the real problem, caro avvocato.

Quello che andrebbe esportato sono i diritti sindacali, invece che le fabbriche. Finchè ci sono posti in cui lo stesso lavoro costa 1 e costa 50 le multinazionali possono taglieggiare enti e stati per avere sovvenzioni.  Il loro lavoro diventa raccattare sovvenzioni, + che produrre. E' la finanza, baby.

 L'unica cosa che può cambiare questa cosa è che gli stati si mettano d'accordo per "raggiungere" in qualche modo le multinazionali e inchidarle ai loro debiti e impegni.  L'aria che tira a livello occidentale è questa, ma mi piacerebbe sapere che ne pensano i paesi poveri in via di sviluppo, tipo cina. Cioè che non ci staranno mai.

Rammento sempre Marx "i capitalisti ci venderanno anche la corda con la quale impiccarli" 

4
05 Nov 2008
alle 21:16

L'avvocato

Il problema che gli incentivi per le aziende ad assumere sono una specie di droga....appena c'è un'accenno di crisi le aziende vanno presso le istituzioni a battere cassa, minacciando di trasformare le crisi aziendali in problemi sociali e di trasferire le produzioni in aree dove il costo del lavoro è un decimo. In particolar modo le aziende americane (Motorola e Dayco), non ci pensano due volte a lasciare personale a casa dal giorno all'altro, pare che le uniche aziende americane insediate in Italia che non patiscano crisi sono le basi militari che diventano colonie. La Dayco tra l'altro non ha richiesto nemmeno la cassa integrazione prima di chiudere, anche se è notizia di qualche ora fa lo stabilimento dovrebbe evitare la chiusura. Nei periodi di crisi le aziende dovrebbero accettare di guadagnare un pò meno soprattutto quando hanno ottenuto contributi a fondo perduto pagati da tutti i contribuenti, visto che anche i dipendenti in cassa integrazione si trovano lo stipendio decurtato del 40%, invece quasi sempre il personale viene scaricato come un peso morto dopo essere stato spremuto fino in fondo.

3
05 Nov 2008
alle 10:14

Dario Ujetto

Ma l'unica reazione della CGIL è lo sciopero ? Vedo che il vuoto di contenuti che attanaglia il primo sindacato italiano è più grave del previsto .......e spt dov'erano quando la Motorola prendeva i soldi dalle nostre Istituzioni locali e non versava i contributi ? (alla stregua di un qualunque cantieraccio)

2
04 Nov 2008
alle 15:17

marilena

sono assolutamente d'accordo andrea. diversificare è l'unico modo perchè la città possa sopravvivere alle sfide future. serve una politica coraggiosa e lungimirante nelle occasioni difficili. speriamo che la "nostra" possa esserlo

1
04 Nov 2008
alle 13:47

andrea

è assurdo che un patrimonio professionale di cosi alto livello possa abbandonare Torino, bisogna trovare una soluzione in campo pubblico e/o privato per far si che il centro di ricerca Motorola possa continuare ad esistere. in un momento di crisi mondiale come quella attuale la diversificazione della produzione in campi diversi dall'auto può essere l'unico sistema per tentare di avere dei validi obiettivi per il futuro. i soldi che si davano alla motorola possono essere dati ad aziende piemontesi per assicurare la continuità del centro.

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