Il primo cittadino sei tu
Proprio ieri, in un post , scrivevo della difficoltà di questa nostra città nel fronteggiare le zone di margine, quei luoghi difficili in cui la legalità si perde e vivere una vita normale, per i residenti, è impresa davvero ardua.
Penso che chi ha la fortuna di vivere le zone meno periferiche di Torino, quelle meno di confine, chi non fronteggia quotidianamente la pericolosità di certi quartieri, non percepisce fino in fondo il privilegio di poter tornare a casa senza incappare in situazioni di particolare rischio.
Questo post nasce un pò per raccontare cosa significa vivere un zona di confine, un luogo che la maggior parte degli italiani conosce solo per sentito dire (e anche molti torinesi).
Fiorenzo Oliva è un giovane torinese che ha avuto una particolare esperienza di vita. L'ha da poco raccontata in un libro che si intitola "Il mondo in una piazza. Diario di un anno tra 55 etnie ". Abbiamo voluto incontrarlo perchè giovane, perchè torinese, perchè fosse lui stesso, nella videointervista, a raccontarci da quale necessità sia nata l'opera.
Ah, la piazza in questione è piazza della Repubblica, nel quartiere di Porta Palazzo. L'intervista l'abbiamo girata proprio lì.
Mi è parsa tutt'altro che romantica la visione della realtà descritta da Fiorenzo nel corso dell'intervista e tutt'altro che sprovveduto o spavaldo il suo modo di raccontare Porta Palazzo, "il ventre di Torino", come scriveva Edmondo De Amicis.
Per citare alcune parti del libro, Porta Palazzo ha un'anima orientale che si respira nell'aria. Le sue 55 etnie censite (probabile che il numero sia cresciuto nel corso degli ultimi anni) lo rendono il quartiere più multietnico della città, ma il rischio banlieues parigine è molto forte proprio per la forte componente etnica, ben spiegata nel libro.
Ogni angolo, da corso Regina in poi, prevede un preciso codice di comportamento da rispettare nel caso, malaugurato, di finirci in mezzo.
La zona di Porta Palazzo oltre corso Regina (Fiorenzo ha vissuto in via Cottolengo) ha regole proprie alle quali bisogna attenersi: scippo, droga , spaccio, sono all'ordine della...notte - in particolare -; a Porta Palazzo non si può vivere una vita ordinaria (...) bisogna fare attenzione a uscire e a rientrare a casa, molte attività commerciali non hanno il commercio come finalità e le forze dell'Ordine svolgono solo il compito di controllo.
Sono molti gli stereotipi che il libro cerca di affrontare da una personale visione ed esperienza ed il bilancio di Fiorenzo, alla fine, è quello che potete sentire nel video sotto, l'ultimo della nostra conversazione.
Grazie per questo fantastico libro che ci fà scoprire un'altra Torino, un altro mondo. Ci si tuffa in un contesto che sembra inverosimile ma accanto al quale viviamo ogni giorno, a volte senza farci caso. Leggendo, mi sono ritrovata un pò 10 anni fà quando vivevo nei pressi di Porta Nuova dove si mischiavano locali pieni di giovani e gente che si bucava sotto casa dietro ai cassonetti della spazzatura. Io non temevo di essere derubata come Fiorenzo ma di calpestare una siringa.
Certo, con una testimonianza come quella di Fiorenzo ci si chiede dove andremmo a finire. Ma nello stesso tempo ci fà capire che bisogna crederci e non mollare. Con persone come Tigre che lo ignora per strada per protegerlo o come il Fascia che, con la sua determinazione, non lascierà mai porta palazzo, ci sarà sempre una luce di speranza!
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alle 15:56
marilena
Grazie della tua riflessione Nathalie! Anche tu hai letto il libro e condividi molte nostre riflessioni scritte nel post :-)