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Moschea a Torino, la nostra intervista all'assessore alle Politiche per l'Integrazione Ilda Curti

Mercoledì 29 Aprile 2009, 10:15 in Politica di
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Ci siamo occupati della vicenda moschea a Torino e delle diverse posizioni che l'ipotesi ha generato; del dibattito che si è innescato con, da un lato, la campagna politica della Lega Nord e delle forze di opposizione - sostenuta anche da alcuni islamici “moderati, laici e democratici” come l’intellettuale Mohammed Lamsuni - e, dall'altro le istituzioni locali, in testa il Comune.

Oggi approfondiamo ancora l'argomento e lo facciamo con una intervista che ci ha concesso l'assessore alle Politiche per l'Integrazione, Ilda Curti. L'abbiamo contattata via Facebook ed ha risposto ai nostri quesiti dopo pochi minuti.

L'assessore ha precisato la necessità di superare l'idea di moschee garages e dare dignità alle minoranze religiose compreso l'Islam. Ci ha scritto: Penso che affrontare questo tema, governarlo e accompagnarlo sia non solo giusto ma conveniente. Il dialogo con l'Islam moderato, con i credenti musulmani più integrati nella nostra società è conveniente ed aiuta anche la comunità torinese, tutta, ad isolare frange più nascoste, opache e sconosciute.

La gran parte dei credenti musulmani è tesa ad affermare valori di convivenza e di dialogo e sono i primi a non voler essere strumentalizzati da minoranze che pure esistono ma che vanno contrastate anche sottraendogli le occasioni.

Inoltre a Torino sono circa 8.000 i cittadini italiani di fede islamica (circa 3000 di origine italiana). Poi, l'assessore ha risposto ad alcune domande che le abbiamo posto.

Come giudica il fatto che la posizione di contrarietà avanzata dalla Lega Nord sia condivisa anche da alcuni mussulmani laici, come Lamsuni?
Conosco molto bene le divisioni interne, e anche le diverse opinioni di alcuni. Non voglio entrare in polemiche sterili. Rilevo soltanto che chi oggi si dice islamico moderato e laico, in passato aveva posizioni diverse. Tutti possono cambiare opinione, ma le strumentalizzazioni sono dietro l'angolo per tutti.

Una nostra lettrice ci ha scritto sottolineando il problema sicurezza legato al luogo di culto (e anche la poca capienza dei locali di via Urbino per ospitare una vasta popolazione). Come intendete affrontare la questione?
Il locale è di circa 1.200 mq. I fedeli che frequentano l'attuale Moschea della Pace di Corso Giulio Cesare sono circa 500, stipati in 100 mq. Il fatto che la struttura sia ampia, con un buon progetto architettonico (fatto da un professionista torinese che conosce molto bene gli standards edilizi ed urbanistici) di manutenzione straordinaria di interni (Ripeto: nessun minareto per scelta dei promotori che hanno ritenuto i tempi non maturi, dimostrando un grande rispetto per la comunità cattolica torinese). Naturalmente, proprio per la trasparenza della procedura che i promotori hanno intrapreso, sarà possibile per l'amministrazione intervenire per correggere o chiedere alcune variazioni del progetto, secondo la normativa e la legge.

Avete avuto contatti con il ministero dell'Interno?
Tutti i continui, costanti ed approfonditi contatti con le autorità preposte al controllo e all'intelligence (che a Torino sono particolarmente competenti, attenti e molto ben informati) ci hanno rassicurato sugli interlocutori, che pure sono molto conosciuti da tutte le forze sociali e politiche della città.

Pensate a dibattiti aperti con i residenti?
Gli incontri con la cittadinanza ci saranno. L'UMI sta organizzando anche una presentazione del progetto perchè è sua intenzione avere i migliori rapporti possibili con la cittadinanza. Vogliono fare un luogo di fede e di cultura, aperto ai fedeli e agli interessati.

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6 commenti
6
09 Set 2010
alle 07:50

Fabio Piacentini

@giovannitalleri: Le sue conclusioni sono di un'acutezza da far invidia a Pisolo. Soprattutto quelle relativa alla ricchezza immensa ed alla densità abitativa (noto indice che misura lo sviluppo umano di un Paese). Non esiste Paese occidentale con grande presenza di cittadini musulmani che abbia modificato alcunchè.

Perfino in molti Paesi musulmani donne medico - ma questo cosa cambia - assistono pazienti di sesso maschile, vedi l'Egitto.

Modificare gli orari di lavoro per le preghiere, ma non scherziamo. Se tu conoscessi anche un solo musulmano sapresti che le preghiere durante la giornata, oltre ad essere riducibili, rubano meno di cinque minuti...e solo due-tre si svolgono in normali orari di lavoro.

La questione crocifisso...a parte che in un paese di ladroni, mignotte, mafiosi ed arrampicatori in genere dovrebbe essere tolto pure dalle case per la vergogna...mi pare che chi in questi ultimi tempi l'abbia sbandierato come stendardo di un'intera comunità sia proprio l'ultimo a doversene occupare.

Per ultimo, tutti, ma proprio tutti, sentivano la necessità di uno spazio abbandonato e degradato come il magazzino di via Urbino. Meglio lasciarlo marcire in attesa della speculazione dei palazzinari, lasciarlo diventare rifugio di tossici e malcostume, anzichè trasformarlo in spazio di socialità alla luce del sole in un quartiere difficile.

Caro Giovanni, lei che è un pozzo di scienza, si faccia un sonno, mastichi un chewingum...ma la smetta di scrivere STRONZATE.

5
02 Ago 2010
alle 19:32

mohsen

dove questa moschea x favore..grazie

4
14 Giu 2009
alle 19:30

giovannitalleri

mi sono letto in internet LA CARTA DEI MUSULMANI D’EUROPA,  e, signori miei, leggetela e vedrete che ci girano intorno ma non si muovono dai loro principi fondamentali. Tante parole: pluralismo, solidarietà e fraternità, perfetta uguaglianza tra uomo e donna, tra tutti; rispetto dei valori morali; visione equilibrata della libertà; jihad come sforzo per il bene, e come guerra solo per legittima difesa; rifiuto del terrorismo e della discriminazione etnica; sì al pluralismo dato che l’Islam riconosce il diritto alla diversità; collaborazione tra i mussulmani d’Europa e con il mondo islamico; dovere di rimanere parte dell’umma (collettività) islamica e diritto di praticare il proprio culto sia in pubblico che in privato, individualmente o in modo congregazionale; dovere di rivendicare i propri diritti; permesso di integrarsi ma conservando l’identità religiosa; rifiuto di ogni forma di dominazione e di sfruttamento; uguaglianza dei diritti e riconoscimento dei musulmani come comunità religiosa; rifiuto di tutto ciò che è nocivo all’interesse dell’individuo; applicazione dell’etica e della morale islamica E come dicessero, e con dolcezza: veniamo a casa vostra senza imporvi nulla, soltanto con la volontà per noi irrinunciabile di continuare ad essere come eravamo a casa nostra, e chiedendovi perciò di venirci incontro modificando qualche vostra usanza per non ferire la nostra fede religiosa, e concederci spazi per le nostre moschee, e modificare gli orari di lavoro per le nostre preghiere, e togliere dai vostri luoghi pubblici le insegne della vostra religione che ci feriscono, e nei luoghi della sanità mettere a disposizione delle nostre donne esclusivamente personale medico femminile, ed accettare le nostre bambine con il velo sul volto anche nelle scuole ed ai concorsi pubblici; seguire le regole dell’economia araba; e qualcosetta ancora che stabiliremo nel tempo. Noi musulmani dobbiamo e perciò vogliamo rimanere parte della nostra collettività sia di questo stato sia del mondo…Ed io allora mi chiedo: un popolo così religioso e caritatevole, altruista, bene organizzato nell’ambito della sua perfetta religione, su territori ricchissimi rispetto al nostro e con una densità abitativa molto inferiore alla nostra, perché viene da noi e con qualsiasi mezzo e sacrificio e rischio? abbandonando il suo paese nativo, profondamente islamico e quindi pervaso dallo spirito di altruismo, di carità?  www.giovannitalleri.it

3
29 Apr 2009
alle 15:41

marilena

@carla, grazie :-)

@cesare, ovviamente trovata in rete ed a semplice esempio di una situazione simile, se sei stato tu a scattarla ne approfittiamo per ringraziarti :-)

2
29 Apr 2009
alle 15:19

cesare piazza

vorrei sapere che cosa ci fa la foto della moschea di parma nell'articolo di torino :) prego la direzione del giornale di contattarmi: cesare piazza 3385912700 parma. grazie

1
29 Apr 2009
alle 11:34

carla

Bravissimiiiii!!!!!!!!!!!!!!!

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