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Venticinque anni di Torino GLBT: ad aprile le 'nozze d'argento' del festival di cinema gay

Carlo Griseri avatar Sabato 30 Gennaio 2010, 08:23 in Arte e Cultura di Carlo Griseri

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Torna ad aprile, per il venticinquesimo anno, l'appuntamento con Da Sodoma a Hollywood - Torino GLBT Film Festival: 'nozze d'argento' e un’edizione ricca di novità e cambiamenti.

L'edizione d'esordio, che si tenne nel 1986, era la prima “a tematica omosessuale” mai tenutasi in Italia: oggi è il più antico Festival d'Europa (e terzo nel mondo dietro solo ai leggendari Frameline di San Francisco e Outfest di Los Angeles).

"Un bagaglio di esperienze e d'idee che è andato di pari passo con la visibilità e le conquiste del movimento gay, un patrimonio che si è tramutato in memoria storica, un cammino che, anno dopo anno, come dice il nostro motto, ci ha cambiato la vita. In occasione del venticinquennale il Festival si propone in una veste in parte rinnovata, con una nuova squadra di collaboratori".

Prima novità l’immagine, realizzata per questa edizione, dal pittore e scultore Ugo Nespolo (che potete vedere qui sopra). 

Per festeggiare l’ambito traguardo il Festival - che si svolgerà a Torino dal 15 al 22 aprile - presenta una retrospettiva dal titolo: “I venticinque film che ci hanno cambiato la vita”: "venticinque suggestioni scelte tra le tante pellicole presentate al Festival nel corso di questi anni, oltre a una manciata di outsider, che stilano un lessico visivo, evocano un glossario di emozioni forti".

Tra i titoli: Bent (1997) del britannico Sean Mathias, un film che ha fatto epoca sull'amore ai tempi dell'Olocausto sulle note di Philip Glass; A mia madre piacciono le donne (2002), della coppia Inés Paris e Daniela Fejerman, una commedia spagnola effervescente che gioca d'anticipo con l'era zapateriana; Lilies (1996) di John Greyson, regista canadese con un passato da attivista, un'indole queer e una filmografia eccentrica.

La manifestazione lascia la scelta del venticinquesimo film a chiunque voglia partecipare ad un sondaggio sul sito ufficiale.

Altre novità: a partire da questa edizione, il festival attribuirà un premio ad una personalità - un regista, un attore, un'attrice, un produttore - che si è particolarmente distinta, nel corso della sua vita o della sua carriera, nel cinema gay.

Il premio si chiamerà Oscar (Wilde), una statuetta - proprio come quella degli Academy Awards - realizzata sempre da Ugo Nespolo, che riproduce la silhouette del grande letterato e commediografo irlandese.

Un nuovo staff, dicevamo: il nuovo comitato di selezione è composto da Fabio Bo (coodinatore artistico) e da Angelo Acerbi, Margherita Giacobino, Alessandro Golinelli e dai consulenti: Christos Acrivulis, Flavio Armone, Nancy K. Fishman, Simone Morandi (capitanato dallo storico direttore e ideatore del Festival, Giovanni Minerba).

Accanto alle abituali sezioni molti gli omaggi. Quest’anno saranno dedicati a tre icone del cinema altro: Maria Beatty, filmaker newyorkese sperimentale che indaga i territori dell'erotismo lesbico, Patricia Rozema, con tre pellicole chiave, Ho sentito le sirene cantare, When Night Is Falling e Mansfield Park tratto da Jane Austen, e infine una mini-rassegna che vede come protagonista Holly Woodlawn, attrice, cantante, drag queen e performer portoricana cresciuta artisticamente nella Factory di Andy Warhol (fu a lei che Lou Reed si riferiva nel celebre brano, Walk on the Wild Side).

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