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"Flex-insecurity", in Italia flessibilità fa rima con precarietà. Videopresentazione, tra gli ospiti anche Fausto Bertinotti

Domenica 14 Marzo 2010, 09:02 in L'Altra Torino di

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La più importante conseguenza della crisi economica è l'impatto sul mondo del lavoro. Non c'è dubbio. Ma la crisi del lavoro è iniziata da tempo, la precarietà ne è l'esito più spiacevole. Dopo anni trascorsi a liberalizzare il mercato, molti lavoratori - specie i giovani - hanno contratti con bassi salari, carriere interrotte, protezione sociale bassa o inesistente. 

Un libro di recente pubblicazione, "Flex-insecurity: perché in Italia la flessibilità diventa precarietà" di Fabio Berton, Matteo Richiardi e Stefano Sacchi, ricercatori tra Torino e Milano, si chiede cosa sia andato storto, cosa e se si possa fare qualcosa per invertire la tendenza. Ne hanno parlato, nei giorni scorsi alla Fnac di via Roma, con Fausto Bertinotti, Luca Ricolfi e Massimo Richetti.

In particolare, l'ex presidente della Camera (che abbiamo provato ad avvicinare per avere un commento sulle recenti vicende politiche nazionali, senza esito positivo), che ha molto a cuore i temi del lavoro e delle tutele sociali, ha fornito un breve quadro di questa "involuzione". Ascoltate il breve stralcio del suo intervento:

Per Bertinotti il peso del contratto e della negoziazione sono concetti chiave. Accanto ad un sistema di rappresentanze che tuteli il lavoro, anche in condizioni di precarietà.

Da dove viene la precarietà - si chiedono gli autori -? Dal crollo di tre argini: continuità dell'impiego, salari adeguati, un welfare ben funzionante. Tre fattori sulla base dei quali è possibile stabilire, come fa questo volume, quanti e chi sono i precari in Italia. Scopriamo così che esistono molti lavoratori "tipici" (a tempo pieno e indeterminato) precari, accanto ad alcuni "atipici" niente affatto precari.

Gli autori suggeriscono di aggredire tempestivamente tutte e tre le questioni - carriere, salari, welfare - e avanzano, quantificandone i costi, concrete proposte di riforma: contribuzione unica, salario minimo, indennità di terminazione e, in particolare, una riforma degli ammortizzatori sociali che li renda universalmente accessibili, trasformandoli da privilegio di pochi in diritto di tutti.

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