Il primo cittadino sei tu
Un forum per mettere a confronto tempi e comunicazione social delle istituzioni, sull'azione diplomatica e sulla formazione dell'opinione pubblica circa i temi della politica internazionale. Diretta streaming su La Stampa
Ministero degli Affari Esteri e Città di Torino, con la collaborazione de La Stampa, hanno organizzato il forum "Twiplomacy. La diplomazia al tempo di Twitter", stamattina, all'International Training Centre of the International Labour Organization, Campus ITC-ILO.
Una occasione per confrontarsi sui riflessi che i social network e i new media hanno sull'azione diplomatica e sulla formazione dell'opinione pubblica circa i temi della politica internazionale.
Ne hanno parlato Alec Ross, Senior Advisor for Innovation per il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, il ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi, il sindaco di Torino, Piero Fassino e il presidente della Regione Piemonte, Piemonte Roberto Cota, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi e la blogger tunisina, Lina Ben Mhenni.
Secondo Ross il cambiamento che i media hanno portato alle relazioni internazionali "bisogna viverlo e non contrastarlo". Solo chi comprendere questa visione può sopravvivere e non sono "i piu' forti, ma i piu' adattabili". Condivide Terzi: "Twidiplomacy è realtà. Il nostro messaggio deve essere forte e chiaro". La comunicazione formale va accompagnata alla nuova tecnologia, "Twitter e Facebook vanno usati per avvicinare la gente alla diplomazia".
La Farnesina sta compiendo i primi passi in tale direzione ed intende rimanere in rete: "Molte Ambasciate e molti Consolati interagiscono con i 'propri' cittadini italiani all'estero e con quelli di altre comunità che vogliano informazioni. 48 tra Ambasciate, Consolati ed Istituti Italiani di Cultura hanno un account social, 45 pagine Facebook, 7 su Twitter. Da oggi sarà attivo il nuovo sito del Mae con apporti di immagini e video molto più siginificativi. Come redazione online, le immagini sostituiscono i testi, abbiamo scelto di usare un linguaggio diretto e meno burocratico. La diplomazia è al servizio del cittadino".
In un mondo sempre più globale, cambia il concetto di sovranità territoriale e di democrazia partecipata. "Il destino di una comunità è sapere stare sempre più in reti di relazioni internazionali - dice il sindaco di Torino Fassino -. Al tempo della globalizzazione, ogni fenomeno si colloca in uno spazio e in un tempo diverso. 1/3 delle decisioni che riguardano la vita dei cittadini, oggi, viene preso in UE, non nei singoli paesi".
Ecco che le tecnologie, il web, internet, hanno determinato una accelerazione delle dinamiche istituzionali: attraverso una azione diretta dei cittadini cambia la morfologia del potere.
Come in ogni processo di comunicazione, i rischi derivano da verificabilità, istantaneità e strumentalizzazione dei processi. Per Cota, "il mondo virtuale non può sostituirsi a quello reale. Internet, Facebook, Twitter hanno rotto il monopolio e chiunque può mettere in rete le sue idee". Le politiche pubbliche entrano in relazione e "non ci si può sottrarre all'idea che territori omogenei a livello transnazionale si relazionino direttamente tra loro. Non si può indossare una camicia di forza".
Calabresi sottolinea il fatto che i social non snaturano la missione del giornalista. "Se il mondo dell'informazione riteneva che la sua missione fosse di distribuire frasi e dichiarazioni, da un pezzo aveva perso il senso della propria missione. I giornalisti non sono dei portavoce della politica e del potere. Devono raccontare i retroscena, spiegare i fatti", anche quelli che accadono in rete.
Seguendo l'evento in streaming, mi pare di aver capito che il direttore de La Stampa citasse una fonte secondo la quale la gran parte dei contenuti di cui si discute in rete derivi da informazione prodotta in modo tradizionale e che poi abbia fatto riferimento al caso Twitter-Urru come di un caso "di colpa" della rete, rea di aver generato una notizia falsa perchè non verificata. Leggete qui per ricordare cos'era accaduto.
L'intervento di Lina Ben Mhenni, blogger tunisina, candidata al Premio Nobel per la Pace, è illuminante e riporta l'attenzione della comunità internazionale e dei media su ciò che sta accadendo nel suo paese.
"Il mondo si è dimenticato della Tunisia - dice mentre ricorda la situazione odierna, secondo giorno di coprifuoco e violenze -. Certo è vero che l'hashtag #sidibouzid (da cui pare la stessa Clinton abbia appreso della rivolta, secondo quanto ha affermato Ross) ha prodotto l'attenzione del mondo sulla rivoluzione tunisina, è stato fondamentale per lo scambio di informazione tra gli attivisti, ma la rivolta - ricorda - è nata dalla strada, dalla morte di un giovane cittadino che si è arso vivo in una piazza". La rete, Twitter, in particolare, ha contribuito a dare forma a questo movimento.
E chiude con una domanda che centra in pieno il senso della discussione: "Twitter ci ha aiutato a mandare via il dittatore ma come possiamo usare Twitter per costruire la democrazia?".
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